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Martino Oberto


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Martino Oberto (Genova, 1925 – 22 giugno 2011). Si forma sulla lettura di Pound, Joyce, Cummings e Isou, e già nell'immediato dopoguerra scrive i suoi primi saggi filosofico-letterari. Nel 1953 studia approfonditamente il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein ed elabora una nuova forma di linguaggio e di scrittura. Nel 1955 conia il termine "ana", sotto la cui sigla pone tutta la sua produzione (dall"anaphilosophia" all'"ana art", arte scritta, all'"anartattack", immagine della scrittura), ed espone i suoi quadri "anapittorici" alla galleria B24 di Milano con il gruppo MAC e, un anno dopo, alla San Matteo di Genova con gli spazialisti di Fontana. Si interessa anche di cinema sperimentale e realizza con Gabriele Stocchi un film-documentario dal titolo A proposito di Ezra Pound (1955). Nel 1958, ancora con Stocchi e con Anna Oberto fonde e dirige la rivista «Ana Eccetera», la cui attività editoriale si protrae fino al 1971. Nata come espressione dell'off kulchur in Italia, la rivista diviene ben presto centro catalizzatore per molti intellettuali d'avanguardia e acquista fama internazionale. All'interno della redazione-laboratorio del periodico viene progettato un genere di scrittura che si propone come forma possibile del pensiero, una sorta di "linguaggio fuori dal linguaggio" in cui idea ed espressione coincidono. Oberto parla più precisamente di arte "spensata" che mette in moto processi di conoscenza alternativi e che opera una trasgressione e una frammentazione a carico delle singole parole e dei nessi verbali. Nei primi anni Sessanta Oberto gira il film sperimentale O botteto e nel 1969 l'"antifilm" Journal Anaphilosophicus. Nel 1973 è invitato al Finch College di New York all'esposizione Italian Visual Poetry (1912-1972), riproposta poi nello stesso anno da Luigi Ballerini nella Galleria d'Arte Moderna di Torino. Nel 1974 inaugura il Mercato del Sale di Ugo Carrega con la personale ANA – ART arte scritta, mentre nel 1981 «Ana Eccetera» viene esposta nella rassegna Identitè Italienne, L'Art en Italie depuis 1959 (Parigi, Centre Georges Pompidou). Negli anni Ottanta Oberto si trasferisce a New York e intraprende, insieme a Peter Carravetta, la traduzione in lingua inglese dei suoi testi anafilosofici. In particolare Carravetta traduce per la Campanotto Editore il volume Anaphilosophia (1993) dedicato da Martino Oberto al figlio Eanan e pubblicato in Italia nel 1977 per i tipi di AEFUTURA, la sigla editoriale che, insieme alle Edizioni AE, era stata fondata da Martino Oberto in seno alla rivista «Ana Eccetera». Tornato in Liguria avvia un nuovo lavoro, trasformando la scrittura in immagine-groviglio al limite dell'astrazione, sopprimendone definitivamente gli usuali svolgimenti comunicativi. Fra gli ultimi interventi sulla scena artistica ricordiamo la sua partecipazione nel 2008 alla rassegna La parola nell'arte (MART, Rovereto), e a La libertà nell'arte. Dialogo con OM, al Museo della Carale Accattino, Ivrea.

Per ulteriori informazioni sull'attività di Martino Oberto, si rimanda al volume: Crescita e crisi della poesia visiva in Italia: opere, persone, parole per i cent'anni di scrittura visuale in Italia 1912-2012, (a cura di A. Accattino e L. Giuranna), Ivrea: Museo della Carale Accattino per la poesia sperimentale visiva; Sesto San Giovanni, Mimesis, 2013.

Segnaliamo inoltre il catalogo della mostra: Italian visual poetry, (a cura di L. Ballerini), New York, Finch College Museum; Istituto Italiano di Cultura, 1973.

[Noemi Madonna]