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Lucia Marcucci


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Marcucci

Lucia Marcucci (Firenze 1933). Si forma tra Firenze e Livorno, dove risiede dalla metà degli anni Cinquanta sino al 1965, e dove frequenta il vivace ambiente sperimentale che faceva capo al teatro il “Grattacielo”. Nel 1963, anno a cui risalgono le sue prime sperimentazioni verbo visive, viene a contatto col Gruppo 70 e invita Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti a realizzare presso gli spazi dello stesso teatro “Grattacielo” l’happening Poesie e no, messo poi in scena l'anno successivo. Dal 1965, torna a vivere a Firenze, partecipando attivamente alle attività del Gruppo, di cui entra ufficialmente a far parte in occasione di una mostra alla Galleria-Libreria Guida di Napoli. Assieme al Gruppo 70 espone a Perugia (Galleria Le Muse), a Palermo (nell'ambito del terzo Convegno del Gruppo 63), a Genova (Galleria La Carabaga), a Firenze (Galleria La Vigna Nuova, Galleria Numero, Circolo Culturale Leonardo). Alla sperimentazione verbo-visiva, documentata dalle numerose mostre, affianca in questo periodo la realizzazione di film sperimentali, come Volerà nel 70 (1965), Pugni, pistole e baci (1966), Cavalcate (1966), Cinepoesia (1967), oltreché di libri d'artista, come Semplice, Facile, Divertente (Guanda 1966) e Io ti ex-amo (1966, in copia ciclostilata, poi ripubblicata nel 1970 dalla rivista "Tèchne"). Dopo aver aderito all’esperienza del Centro Tèchne, fondato da Eugenio Miccini nel 1968, entra a far parte del Gruppo Internazionale di Poesia Visiva. Inizia così un’intensa attività espositiva, che, attraverso varie e diverse fasi, prosegue inalterata sino ad oggi, e che porta l'artista ad esporre in mostre collettive approntate in tutto il mondo, da Santiago del Cile a Panama, da Anversa a Madrid, da Rotterdam a Cadice, a New York, a Tokio, ecc. Nel 1972 allestisce invece due importanti personali: a Firenze, presso Studio Inquadrature 33, e soprattutto a Brescia, presso l'archivio Denza. Sempre nel 1972 realizza con l'editore Enrico Riccardo Sampietro il volume Nove stanze, per la collana sperimentale Underground/a. Negli anni Ottanta, dopo una fase di riscoperta ironica del tema archeologico, segnalata da critici come Rossana Apicella e Gillo Dorfles, Marcucci si dedica pure al disegno e alla pittura tout court, mentre, dagli anni Ottanta in poi, si cimenta anche con la scultura nella serie dei televisori e dei libri-oggetto, cui si accompagna una fase di sperimentazione sulle impronte del corpo. In questo periodo Marcucci si concentra anche sugli antichi segni magico-alchemici dell’uomo, in una serie di tele definite da Gillo Dorfles come “poeticovisive”. La sua vasta e multiforme attività artistica è documentata, oltreché da numerose mostre collettive e personali, dal catalogo Sprintpoem. Lucia Marcucci. Opere dal 1964 al 2011, a cura di Melania Gazzotti, con la collaborazione di Maddalena Carnaghi, Brescia, Fondazione Berardelli, 2012. Nel 2005, inoltre, Marcucci ha consegnato all'editore Campanotto di Udine alcune sue memorie nell'autobiografia Memorie e incanti.

[Federico Fastelli]


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