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Firenze scritta


Firenze

GL editore

1989

L’opera contiene tre xilografie di Silvano Campeggi, una poesia di Piero Bigongiari e una nota di Luigi Cavallo. È realizzata dalle Officine di Arti Grafiche Lucini, ed è pubblicata da GL editore; la cartella è stata presentata nel 1989 dall’Azienda Autonoma del Turismo presso la Loggia Rucellai di Firenze.

Colophon:
«Di questa cartella con tre xilografie originali a sette colori di Silvano Campeggi tirate sul torchio Bollito dell’artista, su carta acquerello della cartiera Fedrigoni una poesia di Piero Bigongiari, nota di Luigi Cavallo, sono stati stampati da Giorgio Lucini sessanta esemplari numerati 1/60 più dodici con numerazione romana I/XII destinati ai collaboratori».

L’esemplare consultato è il n. III ed è conservato presso il Fondo Bigongiari della Biblioteca San Giorgio di Pistoia.

Descrizione:
Cartella marroncino chiaro con tasca interna 
[7] c. sciolte piegate in due 
Dimensioni 24,9 x 34,8 cm.


La cartella contiene la poesia A Firenze di Piero Bigongiari e una Nota di Luigi Cavallo.

Il componimento A Firenze è tratto dalla prima raccolta poetica di Bigongiari, La figlia di Babilonia (Parenti 1942).

Si riporta la nota di Luigi Cavallo: «Firenze scritta all’incrocio dei secoli, su lucide lastre, tra colline ombrose. Un disegno senza sfumati, murato in una definizione civile. Al tramonto le cime dei cipressi prendono artificio di fuochi; gli ulivi all’alba imbancano, vetri opachi; le sfere rintoccano uguali sul panorama con equilibrati contrappesi. Forme e cose enumerate con sequenza di valori che rassicura e ricalca ritmi immutabili. Silvano Campeggi si fa distrarre ogni giorno da queste cerimonie di luce; abita in collina sopra lo slargo della città riposata sull’asse verde dell’Arno. Tiene lo studio in questo monumento mosso dal rimare delle ore; guarda la città dalla campagna e lo sguardo avviato dalle terre coltivate verso gli edifici ha modo di riposare tenendo in lontananza tutto il passato fattosi pietra. La geometria moderna ha appena confuso i margini: la vita delle linee è intatta e il ricordo stampato dei profili ha ormai chiuso i rilievi come in un sigillo. Su questi corpi, più che altro scuri nella luce, Campeggi ha ricavato una costante di spazi; ha aggiunto di suo la materia come da antichi vetri, da trasparenze ceramiche, filtrando i colori con velari bianchi. L’immagine è prelevata nel deserto delle cartoline di veduta e rifatta nuova dall’amore, diresti, o dal desiderio di riscattare ancora nel nostro tempo il profilo di un mito. La voce è di suoni sorgenti; alba insieme e tramonto. L’alba che già fa avvertire le estinzioni da tramontare; il tramonto che non ha dissipato ogni clamore d’alba. La carta di Campeggi prende vita da queste dizioni: un’apparizione prevedibile. Firenze ancora come idea di pietre nobilissime, di antico mai trascorso. Leggi che ci tengono insieme per forza di memoria, anche per l’inerzia dei gesti ripetuti: architettura di pochi segni, sempre con meno colore; basta una sagoma di cupola, di campanile, a rialzare sopra la storia la nostra più breve storia, superba di un solo orgoglio: di poesia».

[Federico Mazzocchi]